Capitolo quinto 

PROBLEMI 
STATISTICI  PER 
L'EVOLUZIONE

Introduzione
T. F. Heinze Intro
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L'impossibilità statistica dell'evoluzione

Se si ammette che la creazione sia stata guidata da Dio, è allora molto più ragionevole accettare la spiegazione che Dio stesso fornisce della creazione del mondo anziché dire che Iddio volle creare attraverso l'evoluzione. La maggioranza degli evoluzionisti sulla scala mondiale afferma perciò che tutto il progresso necessario per portarci dalla singola cellula al carattere complesso della vita che vediamo intorno a noi si è attuato attraverso mutamenti completamente fortuiti anziché guidati. Un ramo della matematica che si occupa delle probabilità statistiche di tali cambiamenti per puro caso ha posto in luce uno dei problemi più interessanti ed insormontabili dell'evoluzione.

È ovvio prima che si cominci questo esame che tutto sia contro l'idea che le cose meravigliosamente complesse, che vivono intorno a noi, siano frutto di mutazioni accidentali e non guidate. Le mutazioni sono di solito minime e quelle maggiori sono spesso fatali. Esse sono di solito recessive. Non avvengono molto spesso e sono quasi tutte a carattere degenerante piuttosto che evolutivo. Statisticamente il processo evolutivo è quasi completamente impossibile.

Perché esso si verifichi anche senza questi aspetti negativi occorrerebbe nel migliore dei casi una durata di tempo fantastica. Gli evoluzionisti trasformano questo problema ovvio in una delle loro principali armi. Postulando un periodo di tempo tanto lungo che nessuno riesca ad immaginare, dicono in effetti, che in quel lasso di tempo poteva succedere qualsiasi cosa. L'individuo medio difficilmente si trova in grado di dissentire. Ma, tuttavia, benché sia vero che il lasso di tempo proposto dagli evoluzionisti sia lungo, esso non è illimitato. C'è modo di calcolare l'età apparente dell'universo, servendosi per esempio della sua velocità di espansione. Benché gli evoluzionisti possano immaginare grandi periodi di tempo, vi sono tuttavia limiti alla durata di tempo nella quale l'universo e la vita intorno ad esso avrebbero potuto esistere. Mentre il numero dei cambiamenti che avrebbero dovuto verificarsi per portare la vita dalla singola cellula alla sua complessità di oggi è fantasticamente immenso, vi sono mezzi abbastanza semplici per mostrare se vi sia stato o no il tempo sufficiente perché essi si verificassero attraverso mutazioni casuali.

Bolton Davidheiser lo ha dimostrato in maniera molto convincente. Ecco una lunga citazione tratta da Of Monkeys, Manuscripts, and Mathematics per mostrare che il tempo disponibile per i processi evolutivi non era sufficiente perché l'uomo si sviluppasse a partire da una singola cellula per mezzo di mutamenti accidentali. Qualunque metodo l'evoluzionista decida di seguire per determinare l'età del mondo, il tempo resta tuttavia troppo breve. Statisticamente parlando, l'evoluzione costituisce una soluzione impossibile per il problema della vita come lo conosciamo oggi. Ciò è chiaramente dimostrato in questa analisi di uno degli esempi di ciò che possono fare e non possono fare i mutamenti accidentali.

Si è affermato che se un milione di scimmie battesse a casaccio i tasti di un milione di macchine da scrivere per un milione di anni, potrebbero scrivere uno dei drammi di Shakespeare. Probabilmente nessuno ha fatto delle ricerche per accertarsi se un'affermazione del genere sia valida, ma poiché è facile farla senza effettuare praticamente l'esperimento, esaminiamo la faccenda e vediamo anche se ha qualche nesso con il problema dell'evoluzione.

Supponiamo di ammettere un certo numero di presupposti che aiutino grandemente le scimmie nel loro lavoro. Diamo loro macchine da scrivere con sole lettere maiuscole ed alcuni segni di punteggiatura di modo che non abbiano bisogno di cercare le maiuscole ed evitino di scrivere cifre o altri segni inutili. Facciamole lavorare in turni in modo che le macchine da scrivere siano in funzione venti-quattr'ore su ventriquattro tutti i giorni della settimana, poiché le scimmie non osservano il giorno del Signore. Benché le scimmie trovino difficile da sopportare lo sforzo di una concentrazione prolungata, supponiamo che esse scrivano costantemente al ritmo di cinque battute al secondo. Supponiamo perfino che non perdano tempo nel-l'inserire la carta nelle macchine o quando finiscono i turni al momento in cui una scimmia prende il posto dell'altra. Per di più mettiamo all'opera invece di un milione di scimmie un miliardo.

La Genesi, che è il primo libro della Bibbia, è lungo quasi due volte alcuni dei drammi di Shakespeare. Quanto testo della Bibbia potrebbero scrivere a macchina un miliardo di scimmie in un miliardo di anni? Potrebbero scrivere più della Genesi? o quanto la Genesi? Quanto tempo occorrerebbe loro per scrivere il primo capitolo della Genesi? quanto tempo per scrivere il primo versetto: « Nel principio Iddio creò i deli e la terra »? Il lavoro fornito dalle scimmie in un anno equivarrebbe a circa 158.000.000.000.000.000 fra lettere, segni di punteggiatura e spazi. Scritto da un solo lato del foglio, con una sola interlinea, ciò darebbe otto mucchi di carta che andrebbero dalla terra fino alla luna. Ma in un anno le scimmie hanno appena cominciato il loro lavoro.

Quanto tempo dovrebbero scrivere a macchina prima che vi sia la ragionevole possibilità, diciamo di un caso su cento, di scrivere il primo versetto della Bibbia? (calcolato sulle cinquantaquat-tro battute in lingua inglese). La risposta è circa 120.000.000. 000.000.000.000.000.000. 000.000.000.000.000. 000.000.000.000.000 di anni. Possiamo perciò dire con certezza che un milione di scimmie che scrivano a macchina per un milione di anni non scriverebbero un dramma.

Un periodo di tempo del genere supererebbe la nostra capacità di comprensione, ma non costituisce l'eternità. Se si suppone che ogni giorno si togliesse dal Sahara un granello di sabbia, il tempo necessario per togliere tutta la sabbia dal deserto ci sembrerebbe lunghissimo, ma sarebbe insignificante paragonato al tempo necessario al miliardo di scimmie per cercare di scrivere a macchina Genesi 1:1.

Per descrivere l'eternità qualcuno ha detto una volta: « Immaginate una pietra grande come una montagna, sulla quale ogni giorno viene a strofinare il becco un uccello. Il giorno in cui la pietra sarà completamente consumata dagli uccelli che vi hanno strofinato sopra il becco, allora l'eternità sarà appena cominciata ».

Immaginate una pietra grande come la terra e supponete che un uccello venga a strofinarvi sopra il becco una volta all'anno. Ci vorrebbe certamente molto tempo per consumare una pietra tanto grande in tal modo, ma sarebbe ancora un periodo breve paragonato al tempo durante il quale le scimmie dovrebbero scrivere a macchina. Il sole è grande circa un milione di volte la terra. Supponendo la esistenza di una pietra grande come il sole, la terra, la luna e tutti gli altri pianeti ed i loro satelliti... grande come tutto il sistema solare compresi gli asteroidi e l'anello di Saturno. Supponiamo che una volta l'anno un uccello venga a strofinare il suo becco su questa pietra e supponiamo che occorrano un miliardo di tali visite da parte dell'uccello per consumare una quantità di questa pietra uguale in grandezza ad un granello della più fine sabbia. Ma una volta che tutta questa enorme quantità di roccia è stata consumata, le scimmie sarebbero sempre intente a battere a macchina. Gli uccelli potrebbero consumare più di cinquemila di tali pietre prima che le scimmie raggiungano il punto in cui vi sia una probabilità su cento di aver terminato il loro lavoro...

I fisici ritengono che i primi atomi si formarono tre miliardi di anni or sono. Naturalmente le condizioni che permettevano la vita non si crearono che molto tempo dopo. Nel discutere sull'evoluzione la maggior parte dei biologi non tentano di spiegare gli inizi della vita ma l'accettano come un fatto e la prendono come punto di partenza. Il professore Lull dell'Università di Yale diceva: « Non abbiamo nessuna traccia di questo storico avvenimento... tutto ciò che possiamo dire è che quando i tempi furono maturi, quando la terra, nel corso della sua evoluzione fisica, fu divenuta adatta ad accogliere la vita, presero vita le sostanze viventi », I moderni biologi ritengono che la vita iniziò sulla terra sotto forma di molecole complesse, capaci di riprodurre la loro specie circa due miliardi di anni or sono. Con tutta la loro conoscenza e capacità, gli scienziati non sono riusciti a produrre tale sostanza.

La materia vivente allo stato più semplice, cioè i virus, è qualcosa di estremamente fastidioso quanto ad abitudini alimentari, in quanto questi virus non crescono che nelle cellule viventi delle forme superiori di vita. La prima semplice vita, qual essa era, doveva sopravvivere, riprodursi ed evolvere in qualcosa di superiore, il beneficio di una forma superiore di vita nella quale svolgere ciò. Sembra difficile che questo sia avvenuto per caso...

Esempi di ciò che viene ritenuta evoluzione ai giorni nostri equivalgono a cose come il cambiamento di sfumatura dei colori delle ali delle farfalle, il cambiamento in numero e grandezza delle proiezioni costruite da certi animali microscopici sui loro rifugi, ed il fatto che le mosche divengano immuni al DDT. Ma le mosche immuni al DDT restano mosche, ed animaletti simili ad amebe che mettono qualche punto di più sulle loro casette possono difficilmente esser considerati come in atto di progredire verso forme più alte di vita. Alcuni animali ed alcune piante possono dar vita a nuovi tipi che possono esser chiamati nuove specie, ma non si tratta di evoluzione. Non passano da un gruppo inferiore ad uno superiore. I pesci non diventano in tal modo rane.

Se qualcuno dice seriamente che un milione di scimmie in un milione di anni potrebbe produrre qualche opera letteraria degna di fama, possiamo dire che si tratta di follia. Ma quando un famoso biologo afferma come realtà che una certa proporzione di evoluzione si è verificata in un certo lasso di tempo, non possiamo fare un controllo matematico per vedere se ciò è vero, poiché il metodo seguito dall'evoluzione non è stato sufficientemente spiegato. Per esempio J. B. S. Haldane dice: « A proposito della nostra stirpe sono chiari i seguenti stadi. Quattrocento milioni di anni or sono i nostri antenati erano pesci, se li possiamo chiamar pesci, senza mascelle inferiori né pinne appaiate ». Egli dice, cioè, che è chiaro che quattrocento milioni di anni or sono i nostri antenati erano animali di tipo inferiore ai pesci. Sembra che nello stesso periodo di tempo sarebbe più probabile che un miliardo di scimmie scriva a macchina una frase di dieci parole, (e molte altre ancora) piuttosto che qualche pesce dia vita all'uomo, (e a molti animali a quattro zampe e agli uccelli). Senza una base matematica per stabilire un paragone, ed ammettendo che le cose non sono sempre quali sembrano, sembra incredibile che vi sia una tale differenza di tempo fra quello richiesto dalle scimmie e quello richiesto dai pesci, allorché il compito delle scimmie sembra più semplice.

Gli oggetti più distanti fotografabili dal più possente telescopio sono le galassie, tanto distanti che la luce proveniente da esse viaggia per un milione di anni prima di pervenire ai telescopi, alla velocità di km. 297.600 al secondo. Se si potessero porre in cielo i fogli dattiloscritti dalle scimmie a quella distanza, si riempirebbe tutto il ciclo e resterebbe ancora molte volte quella quantità. Il numero di lettere, segni di punteggiatura e spazi battuti dalle scimmie, sarebbe quasi due volte il numero degli elettroni dell'universo, come valuta lo Eddington.

È realmente importante se l'uomo sia risultato di un'evoluzione dalle forme inferiori di vita o se è stato creato all'immagine di Dio? Un autore osserva che nel Genesi l'uomo viene tratto dalla polvere della terra e che nella teoria dell'evoluzione la sua origine non era inferiore. Egli conclude: « Fin quando potenza creatrice resta Dio, che differenza fa se Egli diede la vita all'uomo creandolo dalla polvere improvvisamente, o lo creò dalla polvere con un processo graduale? ».

La differenza è che se l'uomo subì una lenta evoluzione, è un essere che migliora, ma se l'uomo è stato creato e la sua storia si trova nella Genesi, si tratta di una creatura decaduta che ha bisogno di un Salvatore...

Alle scimmie basterebbe mettere nel loro giusto ordine un certo numero di battute sulla tastiera della macchina da scrivere. Se l'uomo si è sviluppato tramite l'evoluzione a partire da una singola cellula, ciò sottointende mettere forse milioni di cambiamenti nel loro giusto ordine. L'esempio delle scimmie mostra chiaramente che il tempo necessario per completare un'evoluzione di tale ordine sarebbe stato tanto eccessivamente lungo da costituire una completa impossibilità. Nonostante l'impossibilità statisticamente dimostrata, è esattamente questo tipo di cambiamento accidentale che gli evoluzionisti credono abbia dato origine alla vita che conosciamo oggi.

La teoria dell'evoluzione probabilmente non sarebbe mai stata accettata in primo luogo se si fosse saputo a quella epoca che non si possono ereditare i caratteri acquisiti e che l'evoluzione avrebbe dovuto avere come meccanismo le mutazioni accidentali. Quando lo si scoprì, l'evoluzione era stata già accettata e ci vuole tempo per cambiare teorie. Ammettere inoltre l'esistenza del Creatore apre la prospettiva dei rapporti dell'uomo con Lui, e delle responsabilità nei Suoi riguardi che molti non vogliono accettare.

La riproduzione

Immaginando per un istante che per generazione spontanea qualcosa possa nascere ed essere in grado di assorbire del nutrimento e di trasformarlo in materie necessarie per mantenersi in vita, e poi di eliminare i rifiuti, ci troveremmo allora di fronte ad un problema alquanto difficile.

Poiché sotto qualsiasi forma, la riproduzione costituisce un processo abbastanza complesso, sembrerebbe che prima di raggiungere tale stadio di sviluppo siano occorse molte generazioni di evoluzione. Quale specie di mutazione l'ha elevato a tale stadio? È stato generato spontaneamente con già presenti i geni e cromosomi spesso paragonati a calcolatori elettronici perché programmano e dirigono lo sviluppo e la riproduzione degli organismi viventi? A causa della loro complessa struttura molecolare ciò sembrerebbe impossibile, ma in caso contrario, come poteva risolversi il problema? Com'è passato attraverso il numero di generazioni necessario per evolversi al punto di potersi riprodurre? Se è stato generato già con questa capacità insita, immaginiamo la generazione spontanea di un essere già fantasticamente complesso. Nell'esperienza pratica, i meccanismi funzionali complessi possono distruggersi per caso, ma non si formano mai in tale modo. Gli evoluzionisti devono a volte pensare con nostalgia al vecchio buon tempo in cui la semplice cellula veniva realmente ritenuta semplice.

Se si può accettare per fede che in una maniera sconosciuta la nostra prima cellula ha potuto sormontare questo ostacolo, allora invece di risolvere il problema della riproduzione, lo si trova ulteriormente complicato. Si deve ora spiegare l'origine dei primi organismi che si potevano riprodurre sessualmente. La differenza fra un organismo che si riproduce asessualmente e un organismo maschio o femmina è abbastanza vasta da lasciar pensare che non si sia potuta colmare con una sola grande mutazione. Se d'altro canto, ne occorsero parecchie, abbiamo lo stesso problema che esiste con l'evoluzione di qualunque altro organo. Cioè « Perché la selezione naturale ha conservato una caratteristica che non svolgeva alcuna funzione? ». Ma se qualcuno s'immagina che l'abbia fatto e che eventualmente si erano sviluppati organi maschili e femminili funzionali, si trova davanti al vero problema. Mentre il maschio si sviluppava mediante mutamenti casuali, anche gli organi femminili si dovevano sviluppare, in modo completamente diverso, ma compatibile, come se fossero fatti apposta l'uno per l'altro, ed abbastanza vicino allo stesso luogo in maniera da essere accessibile. Inoltre il meccanismo sessuale doveva essere non solo funzionale nel senso che la cellula femminile una volta fecondata avrebbe continuato a svilupparsi per dar vita al primo organismo ottenuto mediante riproduzione sessuale, ma avrebbe dovuto essere in grado di mettere in contatto le cellule maschili e femminili. Tutto ciò sarebbe stato tuttavia inutile ed infine eliminato se allo stesso tempo non si fosse sviluppato anche il desiderio sessuale. Tutto questo richiede migliaia di cambiamenti anche nei nervi, nel cervello, negli ormoni, ecc. Pur non potendo accettare molte di queste cose che l'evoluzionista deve credere, non possiamo che ammirare la sua grande fede.

Problemi statistici maggiori

Abbiamo citato alcuni dei problemi che la statistica pone all'evoluzionista. Pur essendo quelli citati sufficienti a mostrare che la fede nell'evoluzione è fede non in un fatto scientifico, ma in una impossibilità matematica, esistono anche molte complicazioni dei problemi statistici che. per essere onesti, occorrerebbe anche affrontare prima di accettare la teoria dell'evoluzione.

Dal punto di vista statistico il problema si complica grandemente quando si pensa ai parassiti che non possono vivere in più di uno o di alcuni ospiti precisi, oppure al caso di piante che vengono impollinate da una sola specie di insetti. Se attraverso mutamenti a casaccio la pianta cambiasse al punto di dover dipendere dall'insetto per riprodursi prima che l'insetto sia pervenuto alla capacità di fare, o di avere il desiderio di fare, quello che è necessario per impollinarla, la pianta dovrebbe morire.

Se ci rendiamo conto che stiamo aggiungendo quest'altro ai fantastici problemi d'ordine statistico già esistenti, sembrerebbe savio ammettere che l'evoluzione non potrebbe essere il metodo attraverso il quale il mondo è arrivato ad avere la vita nella sua grande varietà visibile intorno a noi. Per quelli che non sono ancora convinti, esaminiamo la successiva complicazione statistica, quella che sorge in casi in cui sia la pianta che l'insetto che l'impollina dipendono l'uno dall'altro per vivere. Un esempio è dato dal fico e dalla vespa che l'impollina. Nessuno dei due potrebbe vivere senza l'altro. Se il loro stato di sviluppo attuale è conseguenza di milioni di anni di piccoli cambiamenti casuali, è difficile immaginarli, ambedue, arrivare al punto di essere capaci di mantenere ciascuno l'altro in vita esattamente lo stesso anno. Ciò diviene particolarmente ovvio se si considera il carattere fantasticamente complicato del rapporto riproduttivo di questi due organismi, troppo complicato perché lo si descriva qui. Si potrebbero moltiplicare gli esempi di questo genere, ma basterà semplicemente indicare qui le complicazioni del problema e passare ad altri argomenti più importanti.
 
 

Tommaso Heinze, Copyright © 1973, 2003

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