Capitolo primo 

L'EVOLUZIONE 
E NOI

Introduzione
T. F. Heinze Intro
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L'effetto della teoria dell'evoluzione nella tua vita oggi e domani

« Perché dovrei leggere un libro sulla controversia creazione-evoluzione? Che differenza pratica fa nella mia vita? ». Una buona domanda da fare! Vediamo cambiamenti fantastici nella società che ci circonda perché la gente sta iniziando a capire le implicazioni di questa controversia nella vita di ogni giorno.

« Se noi siamo i prodotti di variazioni genetiche dovute al caso, piuttosto che esseri creati da Dio, perché dovremmo vivere secondo un codice morale sorpassato? Un codice basato su comandamenti sbagliati di un Dio che non esiste? » essa si chiede.

Nella città di Washington, sede del governo degli Stati Uniti, un paese dove per molti anni è stata insegnata la teoria dell'evoluzione, si uccidono più bambini con l'aborto di quanti se ne lasciano vivere e più della metà delle madri di quelli nati non hanno marito. Questa città rappresenta un esempio estremo, ma in gran parte del mondo la pornografia, la criminalità, la violenza e la disonestà sono in rapido aumento.

La maniera di vivere delle persone si basa, almeno in parte, su ciò che esse credono. L'evoluzione insegna che la prima vita si generò spontaneamente come singola cellula. Poi, mediante cambiamenti genetici prodottisi per puro caso, si sviluppò gradatamente in forme di vita più complesse perché i più forti riuscissero ad eliminare i più deboli o a produrre una maggiore prole. Sostituire la sopravvivenza del più forte come nuova base di morale e di etica al comandamento di Dio di amarci l'un l'altro, comporta inevitabilmente molti sacrifici per il nostro modo di vivere. Chissà, se non distruggerà la civiltà quale noi l'abbiamo conosciuta. Le relazioni basate sull'onestà, la gentilezza e la fedeltà sessuale sono condannate a diventare sempre meno comuni. Questa degradazione della società è probabilmente necessaria se la teoria dell'evoluzione è vera, ma dobbiamo fare del tutto per respingerla se non lo è. Lo scopo di questo libro è appunto quello di aiutarti ad esaminare per te stesso le prove pro e contro le teorie dell'evoluzione e della creazione divina. Vale la pena di spendere qualsiasi tempo e di fare qualsiasi sforzo per arrivare a conoscere a fondo queste prove.

La scienza cambia

Un giovane medico, mio amico, continuando gli studi per diventare professore, ha dovuto di recente frequentare un corso di biochimica, materia che già aveva studiato otto anni prima. Non si trattava di « rinfrescare la memoria » né aveva imparato male tale materia la prima volta. La ragione era semplice: la biochimica era tanto cambiata in otto « brevi » anni che il corso da lui frequentato non rappresentava più il pensiero scientifico attuale sulla materia.

« Quasi tutto quello che da anni credevamo vero, si è dimostrato falso o inesatto alla luce delle scoperte successive » ha detto il professer Edward Teller in una conferenza tenuta alla Università di California, nel corso della quale descriveva il progresso compiuto dalla scienza dopo la seconda guerra mondiale. « In pratica vi è una sola affermazione scientifica che oserei oggi fare in maniera assoluta, ed è questa: Non v'è nulla di più veloce della velocità della luce, forse » 1.

Se la verità assoluta è sempre la stessa, se essa concordasse in maniera completa con la scienza di ieri, non concorderebbe con quella di oggi, e se concorda con quella di oggi, non concorderà con quella di domani. Il fatto che la scienza compie dei progressi nel corso delle sue scoperte e che quindi cambia le sue interpretazioni non ne riduce in alcun modo il valore. Dobbiamo riconoscere tuttavia che una certa tesi non è necessariamente inesatta dal punto di vista scientifico solo perché non concorda con una teoria che molti, o persino tutti gli scienziati sostengono in un certo momento. Al contrario, anzi, qualunque principio che concordava con ogni aspetto della scienza di ieri sarebbe inesatto secondo quella di oggi, ed uno che concordi su ogni punto con quella di oggi, potrebbe dimostrarsi errato domani. Senz'altro la idea di una creazione non gode il favore di gran parte degli scienziati di oggi, ma dopo l'esame delle prove vedremo che vi sono buone ragioni scientifiche perché essa torni alla ribalta domani.

Quello che è stato insegnato riguardo all'evoluzione umana è forse il migliore esempio di come la scienza cambi idea con il passare del tempo. Perciò, a rischio di essere accusato di non aver presentato il mio soggetto in un ordine logico, vorrei subito considerare questo soggetto affascinante.

I fossili umani

Quando pensiamo all'evoluzione umana, ci vengono immediatamente in mente i quadri e le statue, che vediamo spesso nei musei e nei libri e che raffigurano qualcosa a mezza strada fra l'uomo e la scimmia. Tali esseri, in verità, sono esistiti soltanto nella mente dei loro artisti. Una fotografia di L.S.B. Leakey2, vari anni fa, richiamò la mia attenzione su questo fatto. Fra le dita stringeva un frammento di osso, tanto piccolo da essere appena visibile. Nell'articolo annunziava che il suo ritrovamento colmava un importante vuoto nella conoscenza della storia dell'evoluzione dell'uomo.

Partendo da minuscoli frammenti come questo, gli evoluzionisti costruiscono dei grandi modelli raffiguranti non la persona o l'animale come erano, poiché è impossibile saperlo, ma come avrebbero dovuto essere per adattarsi alla teoria evoluzionistica. Questa è un'accusa grave, ma cercherò di provarla. Per prima cosa riconosco subito che non tutti i casi sono gli stessi e che a volte le ossa forniscono al disegnatore un ausilio per il disegno che deve fare, ma il numero delle ossa in possesso degli scienziati è molto limitato. Esaminiamone alcune che sono state ritenute le più importanti.

L'uomo di Piltdown (di solito, come in questo caso, ai fossili considerati nella linea umana, è stato dato il nome del luogo in cui sono stati trovati), costituì una delle più importanti scoperte di fossili umani. Esso venne rinvenuto in una cava di ghiaia nel Sussex, in Inghilterra, nel 1912, e venne generalmente usato come prova convincente dell'evoluzione dell'uomo in testi pro evoluzionisti. L'Enciclopedia Britannica, la più autorevole nella lingua inglese, lo considerava il secondo per importanza, fra i fossili che dimostravano l'evoluzione dell'uomo. Degli artisti evoluzionisti, partendo da un pugno di ossa, crearono i loro modelli e i loro disegni per musei e per libri di testo. Dopo molti anni si scoprì che l'uomo di Piltdown non era che una burla premeditata! La mascella era quella di una scimmia antropomorfa ed il cranio quello di un uomo moderno, malgrado il fatto che rapporti compilati da esperti affermavano trattarsi di un essere tanto primitivo che si dubitava avesse potuto parlare. Tanto la mascella quanto i denti erano stati alterati perché sembrassero antichi. Uno degli os-sicini del naso proveniva probabilmente da un'altra parte del corpo di un animale di piccole proporzioni.

Mentre da un lato non dimostra l'evoluzione, l'uomo di Piltdown dimostra la difficoltà, se non l'impossibilità di ricostruire con precisione uomini che non vivono più. Alcuni scienziati, sin dall'inizio, si mostrarono scettici circa l'uomo di Piltdown, com'è avvenuto anche per altri fossili umani. Tuttavia fu quarantenni dopo che esso venne infine discreditato. Oggi le statue dell'uomo di Piltdown sono state rimosse dai musei e i disegni che lo rappresentavano dai libri, benché il danno da esso arrecato, nel distruggere la fede nella creazione dell'uomo da parte di Dio, sussista ancora nella vita di molti. È lamentevole che non si sia più guardinghi nell'insegnare agli scolari, come fatti, cose che scienziati di fama ritengono dubbie.

Un altro fossile che era stato accolto come un progenitore del genere umano fu l'uomo del Nebraska, anche chiamato con il suo più altisonante nome scientifico Hesperopite-co. Si trattava, in pratica, di null'altro che di un dente, ma era tutto quello che era necessario perché degli esperti costruissero l'intero uomo che, naturalmente, aveva proprio l'aspetto sognato da un evoluzionista. Attualmente forse continuerebbe a discreditare la creazione dell'uomo se non avesse posto termine alla sua carriera la scoperta che si trattava del dente di un porco e non di un uomo.

Questi esempi servono a metterci in guardia contro la grande eventualità di errori nell'interpretazione delle prove fornite dai fossili, allorquando si ha un'idea preconcetta con la quale si vuol far calzare tutto.

La grandezza della scatola cranica e la grandezza e la forma delle altre ossa vengono usate per determinare il grado di evoluzione. Ma va ricordato che anche fra le persone viventi oggi esiste una grande differenza. Le ossa del pigmeo attuale o dell'aborigeno australiano paragonate a quelle di un giocatore di pallacanestro mostrano una grande differenza e, se poste nell'ordine giusto, potrebbero servire per dimostrare o l'evoluzione o la degenerazione per coloro che non sapessero che queste persone sono vissute nella stessa epoca. Per mostrare una diversità nei confronti dell'uomo moderno è realmente necessario paragonare gli ossi fossili con quelli dell'uomo moderno più specificamente simile e non con l'uomo medio.

Provare l'età dell'uomo fossile comporta un certo numero di altre difficoltà, una delle quali è costituita dal fatto che si ha l'abitudine di seppellire i morti invece di lasciarli negli strati nei quali hanno vissuto e camminato. Questa abitudine potrebbe creare un'enorme differenza se la regione nella quale vivevano avesse subito un'erosione, poiché basterebbe scavare di poco per porre il morto in strati formatisi molti anni prima. Un'altra difficoltà è che i fossili non si formano normalmente, se non si è verificata una pressione, di solito sotto l'acqua. In condizioni ordinarie i corpi si decompongono. E a rendere più complicato il problema, gli scheletri non vengono di solito rinvenuti insieme, ma in pezzi sparsi qua e là.

Alle difficoltà sopra menzionate si aggiunge quella costituita dalla datazione, generalmente molto incerta, in quanto basata sulla speranza che sia vera l'evoluzione che essa cerca di provare. Si tratta di stabilire l'età dei fossili mediante l'età degli strati che li contengono, la quale è di solito a sua volta determinata dall'età dei campioni fossili contenutivi. La difficoltà di datazione dei fossili umani è ancora più evidente poiché per il periodo del Pleistocene, nel quale, secondo gli evoluzionisti, si sviluppò l'uomo, si hanno poche prove di evoluzione di altre forme di vita e si manca perciò di fossili guida. Si cerca di fissare una data per questo periodo mediante i cambiamenti climatici, e la sua durata sarebbe stabilita sulla base delle ere glaciali. Il numero delle ere glaciali postulate per l'America varia da una a cinque, ma il più comunemente indicato è di quattro. Il completo accordo manca ancora e le prove raccolte in altre parti del mondo non contribuiscono molto ad appoggiare l'idea di quattro ere glaciali. Per esempio « nuovi studi fondamentali compiuti da A.I. Popov cambiano radicalmente i fatti conosciuti sull'era glaciale in Siberia occidentale. Il fenomeno dominante osservabile del Quaternario era una vasta invasione del mare e non una glaciazione » 3.

Le prove tendono a far pensare, secondo questi autori, che molte di quelle che erano considerate prove di una glaciazione non erano altro che risultati del ghiaccio trasportato dal mare. Se invece di esservi quattro distinte ere glaciali, l'erosione glaciale si è verificata solo durante un periodo, il periodo del Pleistocene ne risulterebbe drasticamente abbreviato.

Le parole di Frederick Johnson, che scriveva insieme a Willard Libby, la più alta autorità riconosciuta sulla datazione mediante il radiocarbonio, difendono la datazione col carbonio contro le critiche mossegli da sostenitori di altri metodi e mettono anch'esse in risalto la precarietà delle datazioni in questo periodo:
 

In geologia, alcune, ma non tutte le critiche circa le date ottenute mediante il radiocarbonio, sono basate su deduzioni riguardanti il comportamento di una lastra di ghiaccio attualmente inesistente. Non v'è alcuna maniera per provare o negare le ipotesi circa la velocità con la quale il ghiaccio ha avanzato o si è ritirato, il grado di precisione del tentativo di calcolare gli anni passati contando gli strati formati in fondo a vecchi laghi o il significato delle modificazioni della vegetazione4.


Egli conclude che è « assurdo » criticare le date ottenute mediante il carbonio sulla base di questo tipo di prove. La confusione che risulta nella datazione di un periodo nel quale si suppone l'uomo stesse evolvendosi viene fatta risaltare nella discussione presentata nell'Enciclopedia Britannica circa l'ultima era glaciale: « Si constata che la datazione mediante il radiocarbonio assegna soltanto la metà del tempo concesso dalle più antiche valutazioni... I geologi conservatori ritengono a proposito delle ere glaciali che si dovrebbero proseguire le ricerche per ottenere ulteriori e più ampie informazioni. Nel frattempo si deve rispettare il lavoro di stratigrafia, lavoro e ricerca attentamente documentati »5. Ciò significa che per adesso si seguiranno le date più antiche invece di quelle ottenute mediante il radiocarbonio che ridurrebbero il tempo della metà. Ma come vedremo esistono prove convincenti che le date ottenute mediante il radiocarbonio sono esse stesse troppo antiche.

I fossili, che gli evoluzionisti hanno considerato umani o appartenenti alla linea evolutiva dell'uomo, sono da anni fonte di estrema confusione. La tendenza di ciascuno degli scopritori era quella di considerare la propria scoperta come qualcosa di unico, di un tipo completamente diverso da quella degli altri, sottraendola a volte gelosamente allo sguardo sfavorevole dei colleghi scienziati.

È emersa nondimeno una quadruplice classificazione dei presunti anelli di congiunzione fra l'uomo e gli animali inferiori che è diventata la classica spiegazione dell'evoluzione umana. Malgrado ciò, la storia della ricerca di una connessione tra l'uomo e gli animali è la storia di un processo continuo di scoprire e scartare un presupposto anello di congiunzione dopo l'altro, allorché si scoprono fossili di uomini che vissero prima degli intermedi. Ciò sta spostando la ricerca di una forma intermedia a strati sempre più vecchi. Mostreremo più avanti che c'è qualche evidenza nei fossili che ci consente di prevedere la continuazione di questo processo fino agli strati più vecchi. Nel frattempo, bisogna leggere ciò che segue realizzando che tutti gli anelli di congiunzione di questo classico sistema di classificazione sono già stati scartati. Nel 1972 quando Richard Leakey trovò il cranio 1740, che menzioneremo più avanti, dichiarò che ciò eliminava completamente la classica spiegazione dell'evoluzione umana e che non aveva nulla da mettere al suo posto. A quanto pare, neppure nessun altro è stato capace di sostituirlo, perché i testi vanno ancora presentando il vecchio smentito sistema dell'evoluzione umana. Dunque esaminiamo questo sistema iniziando dall'anello più antico.

L'Australopiteco

Si tratta di animali simili a gorilla, almeno per quel che riguarda la cresta ossea rinvenuta a volte alla sommità del cranio e le dimensioni del cervello. I denti sono tuttavia alquanto simili a quelli dell'uomo. Inoltre è probabile che questi esseri camminassero in posizione eretta. Di essi si sa ben poco altro, poiché i fossili rinvenuti sono pochi e fram-mentari. I fossili più noti appartenenti a questo gruppo sono lo Zinjantropo e l'Homo habilis, rinvenuti in Africa dal dot-tor Leakey.

Il più completo di questi ritrovamenti effettuati dal Leakey è un cranio che, al momento del suo rinvenimento era sminuzzato in più di quattrocento pezzi ritrovati setacciando tonnellate di terra fra le quali erano sparsi. Occorse più di un anno per mettere insieme i pezzi, ed un collega del Leakey disse che era come ricostituire un uovo schiacciato da un autocarro6.

Malgrado la forma di tali pezzi, non solo il cranio è stato ricostruito in maniera da soddisfare i requisiti dell'evoluzione, ma sono state presentate illustrazioni del suo aspetto completo di barba. Mentre, di solito, ricostruzioni di tal genere vengono eseguite con grande cautela e mettendo in guardia circa i loro limiti, sventuratamente esse sono spesso impiegate da altri per « smerciare » l'evoluzione agli scolari, senza il beneficio delle riserve e delle messe in guardia espresse al riguardo.

I metodi convenzionali di datazione facevano risalire lo Zinjantropo a più di seicentomila anni or sono. Il metodo del potassio e argon, ad un milione e settecentomila anni7.

La maggior parte delle autorità, oggi sostiene che l'uomo moderno non si è sviluppato dall'Australopiteco, ma che invece tutti e due provengono da qualche altro animale ancora sconosciuto.

II Pitecantropo o Homo erectus

Il secondo gruppo è quello del Pitecantropo che si ritiene avesse caratteristiche intermedie fra la famiglia del-l'Australopiteco e noi e che sarebbe vissuto mezzo milione di anni or sono.

Fra i fossili più importanti di questo gruppo c'è il Sinantropo, anche conosciuto sotto il nome di uomo di Pechino, poiché questi fossili furono rinvenuti in Cina, nei pressi di Pechino. Questi avanzi consistevano soprattutto in denti, mandibole e parti di quattordici crani che presumibilmente erano stati fracassati per poterne mangiare il cervello che, per ciascun cranio, costituiva una quantità di carne che andava dai cm3 915 ai 1225. Insieme a questi fossili c'erano prove dell'uso del fuoco e di utensili. Tutti questi fossili sono apparentemente andati perduti nel tentativo di farli uscire dalla Cina durante la seconda guerra mondiale.

L'altro ben noto rappresentante di questo gruppo è l'uomo di Giava, di cui si hanno una calotta cranica ed un femore. Fu rinvenuto dapprima da Eugène Dubois insieme ad altri crani umani ordinari di cui egli non fece cenno per trent'anni, fino a quando l'uomo di Giava non fu comunemente accettato. Più tardi vennero rinvenute parti di quattro altri crani, alcuni denti e frammenti di mandibole e di femori. I femori sarebbero stati identici a quelli dell'uomo moderno. Ciò attribuisce all'uomo di Giava, una posizione di rilievo nell'evoluzione, poiché alcuni descrivono la testa del Pitecantropo come simile a quella di una scimmia antropomorfa. Tuttavia, poiché furono trovati anche crani umani normali, esiste sempre la possibilità che le gambe accompagnassero i crani umani e non l'uomo di Giava, poiché tutto fu trovato nella ghiaia depositata sull'argine di un fiume. Se vivevano ambedue nella stessa epoca, si escluderebbe così l'importanza dell'uomo di Giava dal punto di vista evolutivo. Per quel che riguarda i denti, tuttavia, essi rassomigliereb-bero a quelli umani sotto molti aspetti, ma ne differirebbero sotto altri.

Nel riportare questi « fatti » a proposito del Pitecantropo e dell'Australopiteco, ho cercato di essere quanto più obiettivo possibile e di presentare il pensiero corrente della maggioranza. Ma le autorità in questo campo sono in disaccordo fra loro e anche riguardo alle proprie precedenti affermazioni, sia a proposito delle opinioni circa l'evoluzione, sia circa il volume cerebrale, l'uso del fuoco e degli utensili degli uomini o degli animali cui appartengono i fossili, o di altri che abitarono la caverna molti anni dopo, ecc. Tutto ciò che si può realmente dire, quindi, è che il Pitecantropo e l'Australopiteco vivevano un tempo ma che ora sono estinti. Come si dirà anche nella parte riguardante l'anatomia comparata, le interpreta-zioni dipendono dalle opinioni basilari di coloro che interpretano. Se pensano che la somiglianzà debba per forza mostrare derivazione, vengono ad una conclusione. Se pensano invece che la somiglianzà di disegno indichi la creazione dallo stesso creatore arrivano ad una conclusione diversa.

È possibile che Dio abbia creato l'Homo erectus così come era.

Un'altra possibile spiegazione è quella che esso fu prodotto da mutazioni, che operando nella loro solita direzione in persone normali diedero origine ad una razza degenerata.

Un'affascinante ma non tanto probabile variazione è quella dell'evoluzionista dott. Geoffrey Bourne, un noto primatolo-eista il quale ritiene che sia la scimmia ad essersi sviluppata dall'uomo! 8 Poiché per lungo tempo l'Homo erectus è stato considerato dagli evoluzionisti un anello di congiunzione fra l'uomo e la scimmia e ora sembra che l'uomo sia vissuto assai prima dell'Homo erectus, il dott. Bourne pensa che il primo Homo erectus, si sviluppò dall'uomo e poi la scimmia dall'Homo erectus! Sebbene il dott. Bourne non abbia convinto molti che la scimmia si sviluppò così dall'uomo, il fatto che un coltissimo ed eminente scienziato ritenga che la prova si dovrebbe interpretare proprio in maniera opposta a quella normalmente impiegata dagli altri evoluzionisti, mostra quanto in effetti sia debole l'evidenza a favore dell'evoluzione umana.

L'uomo di Neanderthal

Anche a proposito dell'uomo di Neanderthal i malintesi sono stati altrettanto grandi come nel caso dell'inganno di Piltdown. In merito a ciò, l'Enciclopedia Britannica dice: « La concezione popolare, secondo cui questi individui avevano stazione goffa ed andatura dinoccolata con ginocchia piegate, sembra sia dovuta in larga parte all'erronea interpretazio-ne di certe caratteristiche delle ossa delle ginocchia di uno degli scheletri di Neanderthal scoperti agli inizi del XX se-colo » 9.

Rivedo questo nel 1979. Da cento anni ci si serve dell'uomo di Neanderthal per insegnare l'evoluzione. Il materiale fossile a nostra disposizione è di gran lunga più abbondante per l'uomo di Neanderthal che per gli altri gruppi che abbiamo già esaminato. La maggior parte di esso è stato a nostra disposizione da anni; alcuni di questi fossili da prima di quello impiegato per l'interpretazione evolutiva, ma solo negli ultimi anni, con la scoperta che uomini moderni esistevano molto prima di quelli di Neanderthal si comincia a cessare di servirsi di lui come un anello nell'evoluzione dell'uomo! Come i musei dovettero disfarsi delle statue dell'uomo di Piltdown, adesso stanno cambiando quelle di Neanderthal. Cito l'estratto di un articolo del « Portland Oregonian » degli inizi del 1971, circa il cambiamento delle statue dell'uomo di Neanderthal al Chicago Field Museum of Natural History. Esso si intitola: « Lento avanzamento dell'uomo di Neanderthal » (in un'epoca in cui si può raggiungere la luna in un paio di giorni, lento è senz'altro il termine da impiegare!).
 

« L'idea che si aveva dell'uomo di Neanderthal era quella di un povero scemo peloso e tanto curvato che le dita si trascinavano per terra, mentre gli occhi incavati scrutavano da sotto massicce sopracciglia cercando carne.

« In primo luogo, diceva Cole, l'uomo di Neanderthal stava ritto come noi. Il capo era eretto, ben disposto sulla colonna vertebrale, altrimenti avrebbe perso l'equilibrio.

« Aveva un buon volume cerebrale e non c'era quella sorta di gobba muscolosa che andava dalle spalle al collo, come appariva invece nella vecchia immagine da sostituire ».


Poiché gran parte del ragionamento in favore dell'evoluzione è basato sul minor volume cerebrale del Pitecantropo e dell'Australopiteco, è interessante notare che il volume cerebrale medio dell'uomo di Neanderthal è maggiore di circa cm3 100 rispetto a quello medio dell'uomo odierno che è di cm3 135010. È anche interessante osservare quanto poco importante divenga la questione del volume cerebrale quando ci occupiamo di volumi cerebrali più grandi di quelli dell'uomo di oggi invece che di quelli più piccoli. A proposito di tale ragionamento, il ben noto antropologo M. F. Ashley Mon-tague scrive:
 

« Paragonato all'uomo moderno, l'uomo di Neanderthal si distingue per la fronte molto meno schiacciata di quanto appaia, in quanto l'apparenza viene accentuata dalla presenza di arcate sopraccigliari molto sviluppate...

« Nonostante il fatto che le conclusioni relative all'intelligenza dedotte dalla forma della testa siano state da tempo dimostrate infondate, vi sono tuttavia alcuni studiosi i quali, dimentichi di questo fatto, asseriscono che l'uomo di Neanderthal non doveva esser molto intelligente, poiché aveva sopracciglia alquanto più sporgenti delle loro. Resta il fatto che, entro una certa gamma di variazioni, né il volume, né la forma, né la misura del cervello degli ominidi si trova legato minimamente all'intelligenza. Individui il cui cervello non superava i cm3 750 si sono dimostrati d'intelligenza perfettamente normale. È noto che persone con fronte bassa non sono mentalmente né migliori né peggiori di quelli che l'hanno alta... » 11.


Le epoche che oggi sono assegnate ai fossili di Neanderthal variano dal 30.000 al 60.000 a.C. Però a volte si sentono ancora date fino al 150.000 a.C. prima attribuite ad essi. I fossili che vengono ritenuti più antichi dimostrano essere quelli maggiormente simili all'uomo moderno 12, mostrando che egli si è sviluppato da noi e non viceversa. L'uomo di Neanderthal prova semplicemente che l'uomo ha una terribile tendenza a forzare l'evidenza perché questa coincida con le sue teorie. Ci si chiede quante altre prove date dai fossili in favore dell'evoluzione verrebbero a cadere se se ne sapesse qualcosa di più a loro riguardo, o se ciò che sappiamo già non fosse interpretato partendo da presupposti evoluzionistici.

Per riassumere, allora, l'insegnamento che l'uomo si sarebbe evoluto dall'uomo di Neanderthal che camminava piegato ed era stupido, è stato basato sull'immaginazione degli evoluzionisti e su di un fossile che aveva una malattia delle ossa. Questo è stato un errore molto più grave di quello dell'uomo di Piltdown, in quanto che esistevano molti scheletri di Neanderthal che mostravano che tutti gli altri camminavano ritti come noi.

L'Homo sapiens (l'uomo moderno)

L'uomo di Cro-Magnon sarebbe l'autore dei famosi dipinti cavernicoli che si fanno risalire ad un periodo che va da 34.000 a 10.000 anni a.C.. Questi dipinti mostrano una esecuzione uguale a quella di artisti moderni. Particolarmente famosi sono i dipinti rinvenuti a Lascaux, in Francia, e che risalirebbero a 30.000 anni a.C., ma che il metodo di datazione col radiocarbonio pone intorno all'ottavo millennio a.C. Poiché ciò non si accorda con la teoria della grande antichità di questi dipinti, queste date vengono respinte, col pretesto ch'esse mostrano semplicemente che la caverna era ancora abitata a quell'epoca 13. Non viene però spiegato come mai dopo 20.000 anni di esposizione al fumo dei fuochi accesi dai cavernicoli (dai cui carboni vengono le date) quei dipinti potessero apparire ancora vivi e in buono stato.

È interessante notare che il cervello dell'uomo di Cro-Magnon aveva una capacità di cm3 1550-1750, cioè di cm3 200-400 superiore a quella dell'uomo moderno 14.

Il Cranio di Swanscombe, rinvenuto nel 1935 era considerato dagli evoluzionisti come uno dei più antichi fossili umani normali. « Misurate valutazioni basate su considerazioni di natura geologica danno un'antichità di non meno di 100.000 anni, oppure, secondo la prova potassio-argon, probabilmente almeno 200.000 anni! » 15. Il cranio di Steinheim costituisce un altro fossile ritenuto appartenente allo stesso periodo del cranio di Swanscombe.

La prova che prima dell'epoca di Neanderthal vi erano uomini normali avrebbe dovuto dimostrare agli evoluzionisti che questi non erano provenuti dall'uomo di Neanderthal, ma non fu così. Questo fatto mostra quale sia la confusione esistente a proposito dei fossili umani.

Nel 1965 venne rinvenuto a Vértesszöllös l'uomo d'Ungheria, fossile di particolare importanza poiché si ritiene che siano ben definite le epoche dei vari strati di quella zona 16. All'epoca in cui si stabilì la sua datazione, l'uomo d'Ungheria venne classificato come Pitecantropo, perché concordava con l'età di 400.000 anni assegnatagli 17. Successivi esami dei fossili hanno mostrato invece che si trattava di esempi di Homo sapiens 18. Poiché esisteva quasi nell'epoca stessa del Pitecantropo una delle nostre attuali specie, ciò rendeva quasi impossibile la nostra evoluzione da lui e molto difficile quella a partire dall'altro candidato l'Australopiteco.

Il ritrovamento del cranio 1740, avvenuto ad opera di Richard Leaky nel 1972, sembra aver eliminato ancora più definitivamente dalla linea dei nostri possibili progenitori sia l'Homo erectus che l'Australopiteco. Il cranio 1740 fu trovato in strati che si suppone si fossero formati milioni di anni prima dell'Homo erectus e contemporaneamente con l'Australopiteco, ma è essenzialmente di forma umana. La massa cerebrale (si riferisce sia stata di 800 cm3) era alquanto piccola per accertare se si trattava di un essere umano o di un animale estinto. Comunque se non apparteneva a un essere umano, la prova, confermata da scoperte successive, indica che il possessore del cranio 1740 era più simile all'uomo che non gli uomini scimmia dai quali, comunemente, ci è stato insegnato ci siamo evoluti. Una di queste scoperte successive consiste in orme umane trovate nel 1979 che, secondo Mary Lea-key, stabiliscono il fatto che 3.600.000 anni fa l'uomo camminava ritto come noi.

Molte persone autorevoli concorderebbero con la dichiarazione di Leakey che il cranio 1740 respinge tutto quanto si era creduto precedentemente intorno all'evoluzione umana e che non è chiaro che cosa si dovrebbe mettere al suo posto.

Ciò non costituisce tuttavia un grave colpo per l'evoluzione come potrebbe sembrare, poiché molti evoluzionisti seri avevano già eliminato queste come eventuali possibilità ed essendo restati sforniti di qualcosa di ragionevole su cui appoggiare, si erano trincerati dietro l'illusorio « antenato comune ». Poiché la caratteristica dell'antenato comune sembra sia quella di non lasciar fossili, è ancor più difficile provare che non siamo suoi discendenti. Ci sono anche alcuni che suggeriscono come nostro progenitore un dente chiamato Ramopiteco del quale non si conosce quasi niente.

L'anello trovato

Mentre le ricerche in corso vanno squalificando ora l'uno ora l'altro di questi esseri proposti come candidati per un preistorico anello di congiunzione fra l'uomo e gli animali inferiori, le ricerche archeologiche stanno confermando la prova storica, a favore di un genere diverso di anello: un anello fra l'uomo e Dio. Profezie di come questo anello avrebbe sofferto e sarebbe morto per togliere i peccati che avevano separato l'uomo da Dio furono scritte nei minimi dettagli da 500 a 800 anni prima della nascita di Gesù Cristo e, in seguito, si verificarono esattamente come era stato predétto Alcune delle più importanti, incluso il libro di Isaia sono comprese nel gruppo chiamato i Rotoli del Mar Morto, i quali rotoli, sigillati in orci di terracotta intorno al 150 a.C., furono trovati nel 1947. In più, anche intorno al 150 a.C., l'intero Vecchio Testamento, in cui queste predizioni si trovano, fu tradotto in greco e questa traduzione coincide non soltanto con quelle parti del testo ebraico comprese fra i Rotoli del Mar Morto, ma anche con il tradizionale Vecchio Testamento ebraico, le cui copie ancora esistenti furono trascritte molto dopo il tempo di Cristo. Il fatto che questi manoscritti concordano, e alcuni furono sotterrati assai prima del loro compimento e recuperati di recente, rende impossibile che qualcuno, più tardi, abbia cambiato le profezie per farli aderire in meravigliosa armonia agli avvenimenti reali. In esse, ira l'altro, troviamo le seguenti cose riguardanti l'anello tra noi e Dio, predette 500-800 anni prima che accadessero:
 

-- Che la madre di Cristo sarebbe stata una vergine;

-- Il nome del piccolo villaggio (Betlem) dove Egli sarebbe nato;

-- Che Egli sarebbe stato portato in Egitto;

-- Il nome della piccola città (Nazaret) in cui sarebbe cresciuto dopo il ritorno dall'Egitto;

-- Che Egli sarebbe morto con le mani e i piedi trafitti;

-- Che nella Sua morte avrebbe preso su di Sé i peccati degli uominni;

-- Che Egli sarebbe risorto dai morti.


Il Nuovo Testamento, insieme con altri documenti storici che comprovano la sua precisione, testimonia che queste cose si verificarono esattamente come erano state profetizzate nel Vecchio Testamento. Perciò la Bibbia, una prova storica di impeccabile attestazione archeologica, nel Vecchio e nel Nuovo Testamento dichiara che l'uomo fu creato da Dio e che in seguito ne fu separato dal peccato. Poi mostra come Dio preparò il ritorno dell'uomo separato, a Lui, tramite Cristo, che è il nostro anello di congiunzione con Dio Padre. Quando questo Anello manca nella vita di qualcuno, lascia il vuoto di una mancata relazione. Molti tentano di negare ciò con varie razionalizzazioni progettate per dar credito alle proprie vecchie opinioni e per tentare di dimostrare che questo Anello non esiste. Molti altri, comunque, affermano di aver ricevuto questo Anello di congiunzione con Dio, Gesù Cristo, credendo che la Sua morte cancellò i peccati. Grandi cambiamenti si sono verificati nella vita di molti di questi credenti ed è difficile spiegarli con mezzi naturali. Anzi, dimostrano il tocco di Dio. Gli assassini iniziano ad amare; i ladri vanno a lavorare per sostenere se stessi e per aiutare gli altri; gli alcolizzati e i drogati vengono liberati.

Ho cercato di esaminare nel modo più obbiettivo possibile le prove e sono costretto a concludere che più cerchiamo l'evidenza solida di una connessione tra l'uomo e gli animali, più troviamo soltanto anelli rotti. D'altronde esiste un'adeguata e crescente quantità di evidenze che sostengono l'affermazione che alcuni di noi fanno, non solo di essere stati creati da Dio, ma anche di averlo conosciuto tramite un Anello vivente che esiste e agisce ancora oggidì.

La persona saggia non riposerà finché non abbia valutato attentamente le prove a favore di questo anello tra noi e Dio e non soltanto gli attacchi che i nemici hanno lanciato contro di esso. Molte persone che hanno intrapreso un'esame personale di queste prove cercando di dimostrare che Dio non esiste hanno invece trovato Dio e lo hanno conosciuto in un modo personale.

Il fondamento dell'evoluzione

Abbiamo visto soltanto un esempio di come le idee degli evoluzionisti cambiano, riguardo all'evoluzione umana, ma nei cento anni che sono passati dal momento in cui per la prima volta venne divulgata la teoria dell'evoluzione, una vera marea di dati scientifici ha divelto uno dopo l'altro-i pilastri della sua struttura scientifica. La generazione spontanea e l'ereditarietà dei caratteri acquisiti, sono due delle « verità » scientifiche, adesso crollate, che a suo tempo aiutarono molto a rendere accettevole l'evoluzione. Mentre sì continua a costruire sulla sovrastruttura e la saldezza dell'evoluzione sembra più inespugnabile che mai, è tempo di dare una buona occhiata alle fondamenta. Tale è lo scopo di questo libro.

Il problema, se la vita che ci circonda esiste perché creata da Dio o per evoluzione, viene troppo spesso considerato come un'antitesi fra scienza e religione. Poiché la maggior parte delle persone religiose, soprattutto quelle che credono alla Bibbia, appartengono al campo dei « creazionisti », si trae la conclusione che l'altro campo, quello degli « evoluzionisti » costituisca quello scientifico. E poiché nessuno vuol sembrare antiscientifico, dal momento che s'insegna che l'evoluzione costituisce la risposta scientifica al problema, ciò tende a trascinare quasi tutti ciecamente nel campo « evoluzionista ». Nell'istruzione che viene impartita oggi non viene quasi mai presentata l'evidenza scientifica a favore della creazione da parte di Dio. Scopo di questo libro è quello di avviare ad un esame critico tanto dei fatti scientifici presentati come prova dell'evoluzione quanto di quelli che la nagano. Il fatto che la Bibbia insegni che Iddio ha creato il mondo, lungi dal classificare la creazione come una teoria fuori moda, costituisce in realtà un punto in suo favore. Più di qualunque altro libro la Bibbia è stata attaccata implacabilmente nel corso dei secoli. Eppure essa si leva ancor oggi come la forza più grande e più influente per la salvaguardia del bene. La sua posizione, invece di uscire indebolita dal conflitto e dalla controversia del passato, ne esce rafforzata a mano a mano che, punto dopo punto, laddove era stata attaccata, essa si dimostra veritiera contrariamente alle teorie avverse.

L'importanza del punto di vista personale

Alcune prove, allorché vengono esaminate col presupposto che Dio non esiste o che non ha contatti efficaci con la sua creazione, potrebbero essere logicamente considerate a sostegno della teoria dell'evoluzione. Le stesse prove, esaminate col presupposto della sua esistenza, portano spesso a conclusioni completamente diverse.

Quando ci troviamo di fronte a prove che possono essere spiegate in due diverse maniere, sembra cosa del tutto antiscientifica non attribuire importanza ad una di queste maniere solo perché non concorda con la propria idea sul modo nel quale avrebbe dovuto accadere qualcosa. Questa concezione ristretta è tuttavia esattamente quanto ci si aspetta da ogni studente nella maggior parte dei nostri sistemi scolastici di oggi, nei quali l'evoluzione viene presentata come un fatto che tutti, tranne gli stupidi e gli antiscientifici, accettano senza discussioni. Alcuni libri arrivano al punto di affermare che sarebbe persino antiscientifico considerare la altra possibilità.

Ma per esser onesti e per usare il metodo scientifico, si deve anche permettere allo studente di esaminare le prove che vengono presentate dall'altro « punto di vista » e lo scopo di questo lavoro è appunto di procedere ad un esame del genere.

Prima di continuare, dobbiamo distinguere tra i fatti e le prove con cui la scienza deve operare, e la loro interpretazione.

I fatti stessi non sono in contrasto con la teoria della creazione. Il problema sta nell'interpretazione.

Quando qualcuno è convinto della veridicità di un'idea e cerca le prove per dimostrarla, il suo giudizio tenderà ad esser parziale e ad interpretare qualunque cosa in maniera da dimostrare l'argomento che gli sta a cuore.

La base filosofica dell'evoluzione

Come e perché prese vita l'idea tanto difesa dell'evoluzione? Alcune radici del pensiero evoluzionista possono farsi risalire alla filosofia e alla mitologia greche.

Ma l'antenato più diretto dell'evoluzione fu il razionalismo, che sorse prima di Darwin, con la sua incredulità nei confronti di Dio e del miracoloso, espressa nelle parole: « Se non lo vedo non ci credo! », atteggiamento applicato soprattutto nei confronti di Dio e del soprannaturale. Così nacque il bisogno filosofico per un'alternativa alla creazione di Dio.

Così erano poste le basi che avrebbero permesso a Darwin di presentare una spiegazione dell'esistenza degli esseri viventi senza una creazione divina. La sua idea fu accettata perché la società era già preparata. La prima edizione del suo libro fu tutta esaurita il primo giorno della vendita perché dava proprio quella spiegazione che le filosofie del tempo richiedevano.

Tralasciando qui l'aspetto storico, esaminiamo il problema dal punto di vista della logica. È chiaro nella nostra esperienza che ogni cosa che esiste si è prodotta o è stata creata da qualcosa. Perciò deve essere stata causata o da se stessa o da qualcosa al di fuori di se stessa. Se si fosse costruita da sé, avrebbe dovuto precedere se stessa nell'esistenza; il che è impossibile. Perciò l'esistenza di qualsiasi oggetto, persona o animale deriva da qualcosa o da qualcuno che già esisteva prima.

Questa causa che c'era prima era finita o infinita. Se era finita dipendeva da un'altra causa esistente prima, che a sua volta era stata generata da un'altra prima d'essa e così: all'infinito. Per l'evoluzionista ateo, allora, l'ultima causa è una seria infinita di esseri finiti. Di solito, egli non si rende conto di questo e si ferma soltanto alla considerazione di un progenitore alla volta. Per esempio, può chiedersi da dove provengono gli uomini. Poi si pone la domanda da dove è venuto quello che ha dato vita all'uomo, eccetera fino a chiedersi da dove è venuta la terra e poi il sistema solare e così via. Ma raramente egli si chiede dell'origine di ciò che era assolutamente prima dell'inizio della catena. Come risultato, vediamo nelle pubblicazioni scientifiche, una graduale estensione dell'età attribuita all'Universo.

L'alternativa ad una serie infinita di cause di esseri finiti è l'esistenza di un essere infinito come prima causa.

Questo indica il presupposto filosofico delle controversie tra creazione ed evoluzione.

Adesso possiamo esaminare più specificamente i presupposti dell'evoluzione e la debolezza delle sue prove.

Introduzione ai problemi dell'evoluzione

Kerkut benché evoluzionista, nel suo libro spiega che, nel presiedere agli esami che i suoi studenti sostengono per conseguire una seconda laurea, ama chiedere le evidenze a favore dell'evoluzione. Essi rispondono senza esitare, ma all'improvviso precipitano nella confusione e nello shock alla richiesta di prove contro di essa. Dice che i giovani non si erano neppure accorti che esistesse qualche prova contro l'evoluzione. Egli poi elenca sette presupposti che formano la « teoria generale dell'evoluzione », sottolineando il fatto interessante che nessuno di essi può essere verificato in maniera sperimentale.
 

1. Il primo presupposto è che le cose non viventi diedero vita alla materia vivente, cioè la generazione spontanea;

2. Il secondo presupposto è che la generazione spontanea si fosse verificata una sola volta (gli altri presupposti sono conseguenza del secondo);

3. Il terzo presupposto è che il virus, i batteri, le piante e gli animali sono tutti interdipendenti;

4. Il quarto è che i protozoi diedero vita ai metazoi;

5. Il quinto è che i vari tipi d'invertebrati sono legati fra loro;

6. Il sesto è che gli invertebrati hanno dato vita ai vertebrati;

7. Fra i vertebrati i pesci hanno dato vita agli anfibi, gli anfibi ai rettili ed i rettili agli uccelli ed ai mammiferi.

Quest'ultimo pressuposto viene a volte espresso in altri termini, e cioè che gli attuali rettili ed anfibi avevano un ceppo ancestrale comune, e così via 19.


Kerkut critica la « Teoria generale dell'evoluzione » per la mancanza di prove che la sostengono. Egli suggerisce invece la possibilità che la vita sia iniziata varie volte, ciascuna dando inizio a sua volta a linee separate delle piante e degli animali.

Insieme alla mancanza di prove di connessioni tra le varie linee, l'evoluzione manca anche di una spiegazione per l'origine della prima vita.

Questo è dimostrato dal gran numero di teorie che vengono presentate, ciascuna con le relative prove dimostranti che i suoi predecessori avevano torto. Il problema dello inizio al quale non si poteva dare risposta, è stato tuttavia superato dal punto di vista psicologico. Si è postulato che il processo si è attuato in un numero incomprensibilmente grande di anni. La reazione naturale di fronte a milioni o a miliardi di anni è di immaginare che qualunque cosa poteva accadere in quello spazio di tempo. In tal modo si potevano lasciare senza risposta i problemi basilari, nascondendoli dietro tali montagne di anni che nessuno li avrebbe più notati. Gli uomini erano stati liberati in maniera da poter credere quel che le nozioni filosofiche del momento richiedevano.

Poiché l'evoluzione non fornisce le risposte ai quesiti basilari, mentre la creazione lo fa, perché allora tanti scienziati accettano l'evoluzione? Non è perché la creazione si trovi in conflitto con i fatti della scienza. Infatti benché il racconto della creazione nella Scrittura non concordi con certe interpretazioni dei fatti, essa concorda bene con i fatti stessi. L'evoluzione è largamente accettata poiché oggi la maggioranza degli scienziati non fanno che riflettere su quello che è stato loro insegnato. La maggior parte dei testi scientifici presentano l'evoluzione come la sola possibilità intellettuale. Vi sono poi alcuni scienziati, i quali si rendono conto che se accettano il racconto biblico della creazione significa che l'uomo non progredisce verso l'alto e verso la perfezione, ma che è invece caduto nel peccato e deve accettare la salvezza che Dio gli offre in Gesù Cristo. L'orgoglio e la ribellione contro questo piano divino spiegano la prontezza con la quale alcuni accettano l'interpretazione evoluzionistica delle prove.

L'evoluzione costituisce un tentativo di spiegare l'esistenza delle cose viventi da un punto di vista ateo. Benché nei testi scolastici vengano presentate solo le prove che tendono a mostrare che l'evoluzione è giusta, non v'è alcuna buona ragione per cui si debba accettare la teoria senza la possibilità di esaminare le pecche. Il presentarla come un fatto non fa dell'evoluzione un fatto! Vedremo invece che essa solleva tanti problemi senza risposta, per cui quelli che l'accettano devono farlo per fede.

L'evoluzionista Enrico Tortonese ammettendola nel suo articolo Evoluzione, contenuto nel Grande Dizionario Enciclopedico dice: « Tuttavia, anche se non possiamo dubitare dell'evoluzione organica, incontriamo le più gravi difficoltà quando la vogliamo spiegare: molte teorie sono state esposte, ma nessuna è in grado di rispondere a tutti i nostri interrogativi ». Avendo ammesso che non è possibile spiegare come abbia potuto avvenire l'evoluzione, e che molti scienziati hanno cercato per anni le spiegazioni di essa, è interessante vedere come Tortonese cerca di spiegare la sua fede in essa. Leggendo più avanti troviamo: « Le difficoltà incontrate per spiegare il meccanismo evolutivo ... hanno suggerito l'ipotesi che l'evoluzione sia un processo ormai finito ». Perciò, ammettendo che attualmente non si produca più evoluzione nella natura, egli accetta per fede che nel passato essa avvenne, perché è evidente che gli esseri viventi esistono, e se non si accetta la creazione come opera divina, l'evoluzione è l'unica altra seria possibilità che ci viene oggi proposta.

La maggioranza tuttavia, consapevole dei problemi che solleva tale posizione, è incline a sostenere che essa avviene ancora, ma tanto lentamente da essere quasi impercettibile. Altri hanno cercato di eliminare le difficoltà dicendo che la evoluzione ha prodotto la vita, che vediamo d'intorno a noi, perché Iddio ha deciso di servirsi dell'evoluzione per produrre questa vita. Questa idea che tende ad un compromesso fra le due opposte teorie, della creazione divina e dell'evoluzione, non viene accettata né da quelli che credono alla Bibbia né dalla maggioranza di quelli che credono all'evoluzione.

Adesso che abbiamo dato uno sguardo generale ai problemi dell'evoluzione iniziarne dal primo passo esaminando l'origine della materia.
 
 

Tommaso Heinze, Copyright © 1973, 2003

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